La costruzione delle rake (canale idrico) fu una parte importante della ricostruzione e modernizzazione della miniera alla fine del XVI secolo. Secondo il progetto del direttore della miniera Georg Adler, il fiume Idrijca fu arginato sopra il Lago Selvaggio presso Kobila e una forte corrente d’acqua fu incanalata attraverso un alveo di legno lungo 3639 m – le rake. Queste hanno fornito acqua a grandi ruote di legno (kamšti) per ben 350 anni. Il flusso d’acqua azionava numerosi dispositivi di sollevamento e pompaggio della miniera, seghe e grandi magli da forgiatura. Con l’acqua delle rake furono spenti i catastrofici incendi sotterranei del 1803 e del 1846, e dopo il 1909 una parte dell’acqua fu deviata alla centrale elettrica della miniera a Lenštat, che è in funzione ancora oggi.¹
Un tempo i minatori di Podgora, Cegovnica, Kovačev Rovt e Gore camminavano lungo le rake, e il sentiero pedonale che le costeggia è sempre stato attraente per gli scienziati e per i visitatori di tutti i giorni grazie alle sue particolarità botaniche, geologiche e di altra natura biotica. Presumiamo che anche il piccolo Pasolini abbia giocato/passeggiato lungo di esso, dato che la sua famiglia viveva nelle immediate vicinanze (punto 7) e che negli anni successivi scrisse alcune poesie raccolte sotto il titolo Via degli amori.
¹ Fonte: Ob rakah: po poti idrijskih naravoslovcev
Siamo a pochi passi dall'ultima tappa dell'itinerario pasoliniano: l'edificio in cui visse la famiglia Pasolini. Punto 7.
— »Invito«
Risba rak Jožefa Mraka iz leta 1744 (Avstrijski državni arhiv, Dunaj, Arhiv dvorne komore, zbirka kart, Pc 4. Sken hrani ZAL Enota v Idriji)
Il sentiero lungo le Rake, periodo dell'occupazione italiana. Fonte: fototeca del Museo civico di Idrija.
Sulla mia gota di fanciullo pesa
agghiacciata e tiepida la foglia
dei profumi autunnali.
— Via degli amori (A Idria nel '30)
Il Natisone, la dolce istitutrice…
tra i fiordalisi le farfalle lilla,
e tra i cardi, accarezzano l'estate.
— Ricordi di collegio di mia madre (A Idria nel '30)
Nella luce fragile, quando la pioggia cessa,
esco sulla pergola, ma un grido scarlatto,
variopinto mi accarezza...
e nel cuore colpito si destano lancinanti
visioni: armi, Asie, dèi!
L'incantevole arcobaleno si piega
sul fantasma della valle.
Verso sera, quando il fondo della valle
scintillerà in luci umide,
verrà Mirco: e nel buio pungente
lo legherò alla pergola e griderò:
»Non vedrai mai più tua madre,« e il suo pianto
mi sfinirà di felicità.
Le gocce fremono nei pini...
La cena attende, il fischio di mio padre
mi chiama. O colline invisibili! E stelle!
Mirco, che piange ancora, mi viene dietro.
— L'amore materno (A Idria nel '30)
(A Idria, nel '31)
Nel piazzale alitavano le quercie,
scintillanti. Avevo nove anni...
Mi mascherai con la vestaglia rosa
di mia madre (odorava del suo corpo)
e uscii sull'allagata strada, al sole
vergine. Ma in mano avevo un teschio
di bronzo che atterriva una bambina
(o un fanciullo)... Io le corsi dietro... Vedo
i corpi dei compagni che gridavano,
puntellati al muretto... E il freddo odore
del sottobosco...
— Dal dattiloscritto - TRACCE (per un poemetto sulla mia infanzia) (Inverno 1946)